Un invito al confronto sul futuro della Comunità e della città

Monsignor Mauro Barlassina ha rivolto il tradizionale messaggio alla città nel corso della messa di ringraziamento di fine anno, mercoledì 31 dicembre, in Basilica
Il responsabile della Comunità Pastorale cittadina ha affrontato diversi temi, sottoponendo ai fedeli alcune domande e considerazioni.
Nelle prossime settimane raccoglieremo pareri e ospiteremo interventi, con l’obiettivo di aprire un dibattito tra tutti coloro che hanno a cuore il bene della Comunità e della città.
Qui di seguito pubblichiamo l’intervento integrale, che verrà distribuito ai fedeli durante le messe del prossimo fine settimana.


Viviamo il tempo di polarizzazioni e di contraddizioni sempre più radicali. 

Ogni argomento e ogni problema è l’occasione per divisioni e contrasti.

Succede a ogni livello, nel mondo, in Europa e nel nostro Paese.

E accade inevitabilmente anche nel vissuto quotidiano delle famiglie della nostra città.

Provo a fare alcuni esempi.

L’Intelligenza Artificiale sta caratterizzando sempre di più questa epoca: la si cita in ogni occasione ed è evidente che il suo sviluppo e il suo utilizzo in svariati campi rappresenta una sfida per tutti. 

C’è una linea di pensiero e di azione che arriva quasi a misconoscere ogni valore alla persona umana, soprattutto quando è più fragile e non produttiva. Come dire: più spazio alla tecnologia, meno attenzione alla persona.

Un secondo esempio. 

È in atto un fenomeno che definirei inquietante: la denatalità.

È a rischio il futuro della cultura europea e dell’identità.

Si combattono i fenomeni migratori senza percepire che c’è solo una via per affrontare un modello sociale dove dominano 

  • condizioni di precarietà del lavoro giovanile, 
  •  difficoltà di accedere al mercato dell’abitazione
  • una tendenziale rinuncia alla genitorialità

Questa via è quella del dialogo e dell’integrazione, nel rispetto delle diversità senza rinunciare all’identità che diciamo nostra, a patto che sia realmente incarnata e vissuta.

Questi due semplici ma delicati esempi sono attualissimi anche nella nostra città che, per di più, sta affrontando i processi di trasformazione in atto nell’area a nord di Milano.

Immaginando di guardare dall’alto il territorio cittadino, identificheremmo Desio come un crocevia di comunicazioni già attive o in fase di costruzione (con tutti i disagi provocati sia dai ritardi e dai processi burocratici - incapaci di realismo e di pragmatismo pur nel rispetto della legge - sia dalle conseguenze dell’inquinamento che ne deriva).

In un contesto come questo, dove la presenza di persone, associazioni, imprese e volontari è ancora vivo, ritengo sia utile rispondere alla domanda:

Consapevoli che il presente e il futuro è nelle mani di Dio e della sua Provvidenza, come vogliamo oggi la città del futuro?

Desio sarà solo un crocevia di strade, una città di transito, oppure un “luogo” di vita?

In questi mesi mi sono messo in ascolto della Diaconia (preti, diaconi, suore e laici) e di molte altre persone.

Ritengo che si possa lavorare perché Desio sia sempre più una “città dal volto amico”. 

E questo dipende soprattutto da noi, dalle nostre scelte e dalle nostre modalità di relazioni.

L’allora Presidente della Fondazione G. Lazzati, Angelo Mattioni, diceva durante un convegno:

“La città è un punto di riferimento, una sorta di concentrazione del bene e del male, di ciò che è di meno apprezzabile, di più problematico e nel contempo di ciò che è alto ed elevato… La città non è soltanto il luogo obbligato di tutte le violenze, le esclusioni e le povertà, ma è anche il luogo della nostra libertà. Dipende da noi essere artefici della liberazione della nostra intelligenza, dell’accesso alla cultura, della formazione delle coscienze”.

Dipende da noi…

Ed è in tale prospettiva che voglio indicare alcune scelte perché si possa continuare ad essere una “città dal volto amico”. 

Sono solo accenni che necessitano di essere ripresi e approfonditi.  


1. DALLA FRAMMENTAZIONE ALLA COMUNIONE

Occorre favorire e implementare le relazioni tra le varie forze vive e presenti nel tessuto sociale. 

Occorre educare e sostenere il passaggio dal particolare all’insieme, perché ogni parte è compresa nel tutto. Un limite ci accomuna: quello di obiettare, di fronte a scelte innovative, che “si è sempre fatto così”. 

Tale approccio impedisce di rispondere a urgenze e problematiche di oggi continuando a proporre soluzioni del passato.

La Comunità cristiana per prima non può non favorire il passaggio dalla frammentazione alla comunione in virtù dell’invito Evangelico di essere “un cuor solo e un’anima sola”.

Mi scriveva in questi giorni una persona:

Una città cresce quando 
cresce il senso di Comunità,
cresce quando cresce la fiducia.
Cresce quando cresce il rispetto
e soprattutto la consapevolezza 
che “noi ereditiamo la
terra dei nostri padri e la prendiamo
in prestito dai nostri figli” (A. de Saint – Exupéry)

Mi piace citare qui il testo di Giorgio Gaber dalla “Canzone dell’appartenenza”: 

“Sarei certo di cambiare la mia vita
Se potessi cominciare a dire “noi””


2. EDUCARE IN SINERGIA

Occorre scegliere di continuare a educare in sinergia.

Non mancano in città luoghi e istituzioni, persone e gruppi che spendono intelligenza e forza per educare e trasmettere un senso al vivere quotidiano.

Noi possiamo decidere di continuare a compiere questo sforzo titanico da soli oppure insieme, dando fiducia ai giovani o ritenendo che i giovani siano incapaci di affrontare le sfide della vita. Rivolgendosi agli educatori, Papa Leone afferma che:  

“L’educazione è opera corale: nessuno educa (ed è educato) da solo”

E ancora:

“Educare è un atto di speranza e una passione che si rinnova perché manifesta la promessa che vediamo nel futuro dell’umanità”

Una giovane, nei giorni scorsi, ringraziava i suoi docenti perché si sente accompagnata con passione e dedizione.


3. RIQUALIFICARE PER INTEGRARE

Occorre intercettare le solitudini e le povertà favorendo l’integrazione e la conoscenza reciproca. 

Uno dei problemi della nostra città è legato a un modello di sviluppo dove non sono stati recuperati immobili pubblici e privati, impoverendo sia il centro cittadino che le periferie, accrescendo così anche il divario sociale.

Tutto questo è l’effetto di un certo immobilismo amministrativo e della fatica a trovare intese condivise a livello politico; ma è anche il risultato di un approccio troppo spesso legato a meri interessi personali da parte dei singoli proprietari, a discapito del bene della città. Ne consegue che molte abitazioni del centro, ad esempio, sono di fatto abbandonate e fatiscenti.


4. LA CULTURA COME RICCHEZZA

Occorre sviluppare e, ancor prima, sostenere i luoghi e le realtà di promozione culturale già presenti in città. Quando si dice ‘cultura’ non si fa riferimento alla somma dei saperi, ma a luoghi e realtà che permettono a tutti di conoscere, riflettere, confrontarsi e approfondire.

Ricordava Italo Calvino che

“La cultura è l’eredità di ciò che abbiamo detto, fatto, pensato e sognato”


Nel concludere queste considerazioni ritengo di poter dire che siamo tutti costruttori della città in cui viviamo. 

Dipende da noi… si è detto sopra. E ciascuno ha il dovere di chiedersi: quale contributo sto offrendo al presente e al futuro di Desio?

Voglio allora concludere questo mio contributo – che spero susciti confronto – rivolgendo un’invocazione al Dio della Pace per la nostra città e per il mondo intero, sempre più tentato dal ricorso alle armi prodotte per favorire il guadagno di pochi.


Così prego con voi e per voi:

“Ti benedica il Signore e ti custodisca.
Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”.


Pace per il mondo.

Pace per una città “dal volto amico”, che sappia 

  • essere in comunione, 
  • educare in sinergia, 
  • integrare riqualificando e 
  • promuovere la cultura come ricchezza