Urbanistica, spazi comuni e visione condivisa per restituire a Desio il senso di comunità.
Eccoci a un nuovo contributo al dibattito seguito all’omelia di Mons. Mauro Barlassina. Abbiamo coinvolto Marco Schiatti, che ci ha offerto il proprio commento da tecnico e da desiano innamorato della propria città:
“Tra i tanti e importanti temi contenuti nell’omelia di fine anno di Mons. Mauro Barlassina – dice l’ingegnere - vorrei riflettere sul tema dell’ambito cittadino. Se vogliamo una "città dal volto amico", l’urbanistica e la gestione degli spazi comuni non devono rimanere materia tecnica, ma offrire occasioni per migliorare la città e facilitare fiducia e vita di comunità”.
“Il Don parla apertamente di "immobilismo" e di immobili abbandonati – continua -. È un tasto dolente: l’ex casa di riposo Gavazzi, l’ex scuola di via Manzoni, l’eterna incompiuta ex Tilane. Queste non sono solo volumetrie vuote, sono ostacoli al cambiamento della città e alla riorganizzazione degli spazi. Il Comune può e deve investire nel pubblico per innescare circoli virtuosi: se l'ente migliora strade e piazze, illuminazione e manutenzione, il privato è stimolato a fare la sua parte, e nel farlo deve essere agevolato, dialogando sugli aspetti che riguardano il bene comune”.
Schiatti fa riferimento ai progetti che riguardano l’area di proprietà della Parrocchia SS. Siro e Materno: “L’alienazione del centro parrocchiale è un’occasione d’oro per ricucire la cesura tra piazza Conciliazione e piazza Don Giussani. Quest’ultima va ripensata: i grandi spazi commerciali oggi non funzionano; andrebbero frazionati per favorire il commercio di vicinato. Inoltre, Desio sconta la cronica mancanza di una sala capiente per eventi pubblici, tanto che la Basilica deve sopperire a tale vuoto, come per il concerto Gospel di Natale. Recuperare questi spazi significa restituire alla città i suoi luoghi di aggregazione. L’utilizzo dello spazio pubblico, da parte delle attività commerciali che ancora sopravvivono, deve essere facilitato e incentivato, come durante il Covid, perché un negozio, un caffè, una libreria aperte sono presidio di presenza e occasione di incontro per tutti”.
Schiatti dice la sua anche sui grandi interventi viabilistici in atto: “Ma serve coraggio anche sulle grandi arterie. È ora di togliere i binari dismessi da via Garibaldi e ripensare il nostro principale asse centrale. Così come appare un’occasione sprecata il cantiere della metrotramvia lungo via Milano, dove non si è colta l’opportunità per realizzare un’asta di fognatura mancante e necessaria. Un’opera così impattante deve essere occasione per risolvere anche criticità infrastrutturali "invisibili"”.
E ancora: “Viaggiando in Italia e all’estero, per piacere o per lavoro, mi sembra spesso che, come l’Italia non riesca a “fare sistema” rispetto ad altri paesi, Desio non riesca ad avere una visione unitaria su visione d’insieme, modalità, priorità e programmazione degli interventi tecnici rispetto ad altri comuni vicini e spesso confinanti. Parliamoci tra vicini di casa, confrontiamoci tra uffici tecnici, impariamo dal confronto e vinciamo la tendenza molto brianzola a guardare solo nel cortile di casa nostra. Infine, la qualità del vivere passa dalla sicurezza e dalla cura delle cose comuni. Occorre un controllo maggiore degli spazi aperti nelle ore notturne, per dare a chi passeggia una sensazione di sicurezza. Una città "amica" è una città che tutela la tranquillità e cura il dettaglio: non si devono tagliare alberi sani perché le radici rovinano i marciapiedi o costa la potatura e la raccolta delle foglie; piuttosto si rifà il marciapiede intorno all'albero, si ridisegnano le strade, si eseguono le manutenzioni ordinarie”.
Concludendo, Schiatti propone “due passi pratici per cambiare rotta. Primo. Internalizzare le piccole manutenzioni: avere operai interni rende gli interventi più efficaci, veloci e controllabili rispetto alle esternalizzazioni.
Secondo. Efficacia nelle segnalazioni: l'app Municipium è poco conosciuta e spesso le segnalazioni cadono nel vuoto. Serve un sistema che dia seguito reale ai problemi sollevati dai cittadini.
La città è il luogo della nostra libertà. Se vogliamo che Desio smetta di essere un transito e diventi una casa comune, dobbiamo curarla con la passione di chi sa che "prendiamo la terra in prestito dai nostri figli". Solo così la tecnica torna a servire la persona e la città torna ad avere, finalmente, un volto amico”.