Dalla riflessione di Mons. Mauro Barlassina del 31 dicembre scorso

A Stefano Motta, desiano, romanziere e saggista, studioso del Manzoni, autore di testi scolastici, già preside e insegnante, abbiamo chiesto un parere sul passaggio dell'omelia di don Mauro che riguarda la cultura in città.


Riprendendo le suggestioni della citazione di Calvino penso che ogni città abbia un proprio genius loci, una somma di tradizione e vocazione e parlare di cultura significa anzitutto partire da questo.


Cultura non è sovrascrivere o 'rigenerare' - come oggi va di moda dire - ma coltivare quel che c'è, se c'è. Mi pare che a Desio non manchino storie (il tessile, l'auto, la battaglia di desio - che è cultura e non folklore - papa Ratti...), tradizioni e associazioni. Mancano luoghi e occasioni: trovo molto sbagliato (e sminuente nei confronti della ricchezza della nostra città) che la progettazione del cosiddetto 'asse della cultura' venga demandata a uno studio di city making milanese, come se Desio dovesse importare cultura, quando invece è (stata) capace di crearne, da sé, da anni, per tanti.


Per questo sono proprio tanto d'accordo con monsignore quando dice che "occorre sviluppare e, ancor prima, sostenere i luoghi e le realtà di promozione culturale già presenti in città".


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