Desio tra transito e identità: la visione del sindaco Moscatelli per una città vissuta

Proseguendo il dibattito aperto dall’omelia di Mons. Mauro Barlassina in occasione del Te Deum di fine anno, abbiamo posto alcune domande al sindaco Carlo Moscatelli.


C’è davvero il rischio che Desio si trasformi solo “in un crocevia di strade, una città di transito”?

La domanda è legittima, interpella tutti noi ed è giusto che se ne parli con chiarezza. Desio è già oggi un nodo importante di collegamenti e infrastrutture, la vera sfida è governare questa caratteristica trasformandola in un’opportunità e non in un limite. E’  fare in modo che non sia solo un luogo di passaggio, bensì una città in cui si possa vivere bene, si possano costruire relazioni e si possa riconoscere un’identità condivisa.
Come Amministrazione vogliamo favorire questo percorso attraverso i temi illustrati nelle nostre linee di mandato, tra cui la rigenerazione urbana, il recupero del patrimonio esistente, il rafforzamento dei servizi di prossimità e il sostegno alla cultura, intesa come fattore di identità e di relazione. Una città non è fatta solo di strade, ma di servizi, cultura, socialità e opportunità.
Non si tratta di scelte calate dall’alto, ma di un cammino condiviso. Una Desio che non sia solo attraversata, ma vissuta, che nasca dal dialogo, dalla partecipazione e dalla capacità di costruire alleanze sul territorio. È questa l’idea di città che vogliamo portare avanti insieme, una città che sappia essere davvero un luogo di vita e non soltanto di transito.


Come invece la città può essere “luogo” di vita?

Desio può essere un luogo di vita – e non solo una città di transito – mettendo al centro le persone, le relazioni, la qualità dello spazio urbano.
In primo luogo, significa rigenerare la città esistente. Il recupero degli edifici dismessi e degradati non è solo un tema urbanistico, ma anche sociale: riportare vita negli immobili vuoti vuol dire creare occasioni di abitare, di incontro, di lavoro e di servizi. La rigenerazione urbana deve ridurre le distanze, non accentuarle, e contribuire a unire il tessuto cittadino.
Essere “luogo” vuol dire anche città dei quartieri, dove i servizi di prossimità, gli spazi pubblici curati, le scuole, le parrocchie, le associazioni e il commercio locale diventano presìdi di comunità. Una città dove ci si conosce, ci si incontra e ci si sente parte di qualcosa.
Un altro elemento fondamentale è l’inclusione: intercettare le fragilità, contrastare le solitudini, favorire l’integrazione e il dialogo tra generazioni e culture diverse. Le politiche sociali, abitative ed educative devono lavorare insieme, in rete con il terzo settore e il volontariato, che a Desio rappresentano una grande ricchezza.
Desio sarà un luogo di vita anche investendo nella cultura, nell’educazione e nella partecipazione. Sostenere le realtà culturali esistenti, creare occasioni di espressione e di confronto, valorizzare i giovani e ascoltare i cittadini significa costruire una città viva, non solo funzionale.
Infine, essere “luogo” significa amministrare con responsabilità e visione, favorendo il dialogo, superando le criticità e cercando sempre l’interesse generale. Solo così Desio crescerà come una città dal volto amico, capace di guardare al futuro mantenendo la propria identità.


Qual è il Suo punto di vista sui quattro punti di attenzione proposti da Don Mauro?

Ritengo che i quattro punti di attenzione proposti da don Mauro siano una vera e propria bussola, non solo per la comunità ecclesiale, ma anche per chi amministra la città. Mi hanno colpito perché parlano della vita concreta delle persone e della nostra città, li ho sentiti come un richiamo forte, prima come cittadino di Desio e poi come Sindaco.
Essere in comunione o come è meglio dire in sinergia per me significa non chiudersi nei ruoli. Vuol dire ascoltare di più, accettare il confronto, anche quando è scomodo, e provare a costruire ponti. Una città funziona davvero quando istituzioni, comunità, associazioni e singoli si sentono parte della stessa storia.
Quando si parla di educare in sinergia, penso ai ragazzi e ai giovani. A Desio ci sono tante realtà che svolgono un lavoro prezioso, spesso silenzioso. Il nostro compito come Amministrazione è metterle nelle condizioni di collaborare, di incontrarsi, di sentirsi sostenute. Educare non è delegabile, riguarda tutti noi.
Riqualificare per integrare è forse il punto che sento più urgente. Vedere edifici vuoti o degradati, soprattutto in centro, significa vedere occasioni mancate di vita e di relazioni. Recuperare quegli spazi non serve solo a rendere la città più bella, ma a renderla più attrattiva, più accogliente, più viva.
Infine, la cultura come ricchezza. Ci credo profondamente. La cultura aiuta a leggere la realtà, a non semplificare, a sentirsi comunità. Investire in cultura significa investire in persone più consapevoli e in una città che sa guardare oltre, in direzione di domani.
Sono temi che non si risolvono con un mandato o con un progetto, ma con uno stile. E lo stile che vorrei per Desio è quello di una città che si prende cura di sé e degli altri. Ogni giorno. 


Come Desio può diventare “una città dal volto amico”?

Quando parliamo di una città dal volto amico, io penso prima di tutto a come ci si sente a vivere a Desio. Se ci si sente accolti, ascoltati, riconosciuti.
È una città che non lascia indietro nessuno. Che si accorge delle solitudini, delle fragilità, delle fatiche quotidiane e prova a rispondere con politiche concrete, ma anche con attenzione e umanità. È una città dove i servizi funzionano, ma soprattutto dove le persone sentono che qualcuno si prende cura di loro.
È una città che investe nei luoghi di vita: nei quartieri, nel centro, negli spazi pubblici. Rigenerare Desio significa restituire bellezza e dignità agli edifici, creare luoghi dove le persone possano incontrarsi, fermarsi, costruire relazioni. Una città amica è una città vissuta, non solo attraversata.
È una città che crede nei giovani e nell’educazione, che mette in rete scuole, famiglie, oratori, associazioni, perché sa che il futuro non si improvvisa. E che sostiene la cultura non come qualcosa per pochi, ma come un bene comune che rende tutti più consapevoli e più liberi.
Ma una città dal volto amico nasce anche da un modo diverso di amministrare: ascoltare, dialogare, decidere pensando al bene comune. Come Sindaco sento la responsabilità di dare questo stile, di essere presente, di non perdere il contatto con la vita reale delle persone.
Se riusciremo a fare questo insieme – istituzioni, comunità, cittadini – allora Desio potrà davvero essere una città che non solo funziona, ma che fa sentire le persone a casa. Ed è questo, per me, il senso più profondo di governare.


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