Dal cambiamento individuale alla responsabilità condivisa
Alessio Malberti, desiano impegnato nella pastorale giovanile, interviene nel dibattito innescato dall’omelia di Mons. Mauro Barlassina in occasione del Te Deum di fine anno.
Rileggendo le parole dell’omelia di don Mauro, mi accorgo di quanto siano stati numerosi i cambiamenti che si sono verificati negli ultimi anni. Ogni passaggio ha inciso profondamente sulla nostra vita quotidiana e spesso questi cambiamenti sono avvenuti in modo molto repentino. Le innovazioni, soprattutto quelle tecnologiche, insieme alle crisi economiche e politiche, hanno modificato il nostro modo di comunicare, di lavorare, di costruire relazioni e di guardare al futuro. In questo contesto alle persone è richiesto di sapersi reinventare e, allo stesso modo, anche le città e le comunità sono chiamate a evolvere, per non restare ferme mentre tutto attorno cambia.
Cambiare è difficile. Riconoscere che le cose si sono modificate e che ciò che si faceva ieri oggi non è più sufficiente richiede coraggio, soprattutto in un tempo in cui le difficoltà personali sembrano aumentare. Trovare un lavoro stabile è sempre più complesso, soprattutto per i giovani; i costi per mantenere una casa e una famiglia crescono e le sicurezze diminuiscono. In questo scenario il rischio è quello di chiudersi, di affrontare da soli i propri problemi, sentendosi spesso sopraffatti e senza riuscire a guardare alle difficoltà che esistono anche intorno a noi.
Per questo è importante allargare lo sguardo. I problemi che ciascuno vive non sono solo individuali o del proprio piccolo gruppo, ma spesso sono anche quelli di chi ci sta accanto o dell’intera comunità. Se una persona fa fatica a trovare lavoro, ce ne sono molte altre nella stessa situazione; se acquistare o mantenere una casa diventa difficile, tanti condividono la stessa preoccupazione; se educare i figli richiede energie che a volte sembrano mancare, c’è chi non riesce nemmeno a costruire una famiglia o chi non trova spazi e sostegni adeguati. Guardando un po’ più in là, ci si accorge che i nostri problemi sono spesso condivisi da altri.
Riconoscere questa dimensione comune può cambiare il modo di affrontare le difficoltà. Aprire lo sguardo e sentirsi parte di una comunità permette di non sentirsi soli e di cercare, attraverso il dialogo e la vicinanza, risposte e soluzioni a problemi che non riguardano solo il singolo, ma l’intera comunità. Solo così la città può diventare davvero una comunità viva: un luogo fatto di relazioni, di ascolto, di attenzione reciproca e di risposte concrete alle difficoltà.
In questo senso il rischio è reale: una città come Desio, che ha molto potenziale in termini di istituzioni, associazioni e gruppi, può facilmente diventare un luogo di passaggio, un crocevia di strade in cui si vive di corsa, cercando di risolvere il proprio problema contingente senza però affrontare alla radice le criticità di un’intera comunità. Allargando lo sguardo e lavorando insieme, si può rendere Desio un luogo di vita accogliente, e non un luogo in cui ciascuno è costretto a combattere da solo le proprie ‘ostilità’.