Tra conflitto e speranza: la sfida di riconoscere il bene e vivere la Pasqua oggi

Osservando la realtà si riconosce che il bene è presente, molte persone cercano ogni giorno di essere costruttive, intraprendenti e coraggiose, ma a prevalere nel linguaggio verbale e nel racconto dei fatti è il tratto della  conflittualità. Perché prevale la tendenza a dividere, a polarizzare e innescare reazioni violente?


L'ingegno umano è capace di scoperte sempre più innovative e tecnologicamente preziose per la promozione di una vita dignitosa, ma a prevalere è il loro utilizzo a favore di lobby interessate a guadagni personali, aumentando così la diseguaglianza sociale. Perché anche ciò che potrebbe favorire vie di sviluppo equo diventa strumento per avviare guerre subdole e distruttive? Perché le scoperte tecnologiche sono utilizzate per implementare la produzione di armi distruttive e non a sostegno di progetti a beneficio della riduzione della povertà? Perché il mercato delle armi è ogni giorno più redditizio per pochi e quello della cura alla persona sottoposto a tagli incomprensibili?


Osservando la realtà si riconosce che nella Chiesa sono innumerevoli le opere di bene, le forme di volontariato, è intensa la preghiera e la celebrazione della Pasqua, ma a prevalere nei racconti e nei fatti sono le polarizzazioni, la rassegnazione e molte forme di stanchezza spirituale, quasi che Gesù sia un ricordo del passato ma senza attrazione per il discepolo di oggi.


Perché la rivoluzione della Risurrezione di Gesù di Nazareth non genera cristiani uniti, attrattivi, gioiosi nel pregare insieme, propositivi e creativi nell'operare secondo carità? Perché anche nella Chiesa si diffonde un linguaggio che divide tra 'noi' e 'voi'? Tra la 'mia parte' e la 'tua parte'? Come mai se uno solo è il Signore, facciamo a fatica passi verso il nostro essere un cuor solo e un'anima sola?


Le riflessioni e le domande permettono di evitare la rassegnazione e l'indifferenza, di allontanare il rischio di non distinguere più tra realtà e finzione.


Afferma Hanna Arendt, una donna vissuta dal 1906 al 1976:

“Quando gli individui hanno perso il contatto con i loro simili e con la realtà che li circonda, il terreno è fertile per il totalitarismo. Il suddito ideale del regime totalitario è l'individuo per il quale la distinzione tra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste più”.


Nel chiaroscuro della quotidianità irrompe un fatto: la passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo.


È l'avvenimento più imprevedibile e innovativo per l'umanità dal momento che “l'umiliazione di un Dio ci offre una grande speranza”.


Quale speranza offre il fatto della Pasqua all'uomo libero, tecnologico, creativo e indipendente? Abbiamo ancora bisogno di un Dio? Siamo capaci di molto, ma decisivo è continuare ad essere capaci di Dio.


Accogliere l'umiliazione di un Dio crocifisso e la novità dello stesso Dio risorto è all'origine di pace, giustizia, riconciliazione, fraternità, futuro. Allora è realtà la Pasqua di Gesù perché in Lui tutte le cose sono nuove. In Lui non c'è interesse e perciò non c'è bisogno di finzione.


Buona e Santa Pasqua.

don Mauro