Un cammino comunitario di attesa e preghiera per riscoprire chi attendiamo e accogliere Cristo che viene.
Sono tanti e differenziati i contenuti della parola Avvento. Alcuni individuano l’attesa di un incontro desiderato, altri il realizzarsi di un obiettivo coltivato da tempo, per altri ancora rimane una parola senza concretezza dal momento che “dell’avvenire non v’è certezza”.
Nella esperienza del discepolo di Cristo, vivere l’Avvento è qualcosa di ben più completo che una semplice speranza irrealizzabile nei fatti. Il tempo di Avvento permette di tornare alla radice della domanda: “Cosa attendo?”. Meglio ancora: “Chi attendo?”
Nelle giornate che vivremo a partire dal prossimo 15 novembre, la Parola di Dio e la preghiera della Chiesa in tutte le sue forme ci accompagneranno ad affrontare la domanda su chi attendiamo!
In particolare: l’attesa dell’uomo ha una risposta da Dio perché le profezie antiche sono realtà in Cristo Gesù.
I protagonisti delle settimane che ci attendono sono i Profeti che indicano “uno che deve venire”, che sollecitano a non accontentarci di volare raso terra, ma di salire verso l’alto per avere una visione piena della vita.
In realtà, il più delle volte sembra che non attendiamo più nulla e ci accontentiamo del presente e dei progetti già preconfezionati da qualcun altro.
Accogliere e vivere l’Avvento allora non è solo salutare, ma necessario per rifiutare logiche di ripiegamento su di sé o di accettazione della rinuncia ad una libertà piena.
Suggerisco un primo atteggiamento: viviamo queste giornate accogliendo l’invito a cercare il Signore perché è Lui che si fa trovare venendoci incontro.
L’attesa dell’incontro con il Dio che entra nella vita umana non è mai individuale ma comunitaria. Insieme viviamo questa attesa, insieme mettiamoci in ascolto dei Profeti che indicano “colui che viene”, così che insieme viviamo come operatori della Pace cantata dagli Angeli alla grotta di Betlemme.
È un tempo per intensificare la preghiera nella modalità della Messa domenicale e in tutte le altre forme proposte comunitariamente, ma anche nella preghiera personale o familiare (al riguardo può essere di aiuto il libretto proposto in tutte le parrocchie per la meditazione).
È un tempo per vivere la preghiera che accompagna ad operare nella Carità verso chi è più affaticato dalla vita o vive la povertà. Al riguardo, il gesto caritativo a favore di un progetto missionario, proposto dai Saveriani, ci può essere di aiuto a una essenzialità dove la rinuncia diventa condivisione e la condivisione reale forma di fraternità.
Mettiamoci in cammino insieme, ritrovandoci di domenica in domenica per vivere l’attesa, invocando Dio perché venga ancora nel mondo, sostenuti dalla certezza che Lui non ci abbandona mai.
don Mauro
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