La gioia della festa, dono da condividere.

Nel raccontare la notte dell'Innominato con il dramma e il turbamento di quest'uomo potente ma infelice, Alessandro Manzoni mette sulle labbra del protagonista queste domande: “Che allegria c'è? Di che godono costoro? Che buon tempo hanno?”.


Mentre sente il suono festoso delle campane dei vicini paesi e vede uomini e donne di ogni età e ceto uscire dalle case per recarsi in Chiesa ad accogliere il cardinale Federigo Borromeo, l'Innominato, ancor più turbato e rabbioso, comincia a domandarsi il motivo della gioia capace di attirare tanta gente.


Giunto al culmine dell'inquietudine che lo porterà a voler incontrare lui stesso il cardinale esclama: “Che diavolo hanno costoro? Che c'è di allegro in questo maledetto paese?”.


A provocare l'inizio del superamento della crisi interiore dell'Innominato è la gioia della festa dei compaesani.


Ogni anno noi cristiani facciamo festa.


In ogni parrocchia per ricordare il Patrono e alla prima domenica di ottobre per onorare la Madonna del Rosario.


È, come tramanda la tradizione, la festa di Desio.


Eppure a Desio, come in altre città e paesi, non tutti sono cristiani o praticanti. Che senso ha la festa patronale oggi? Quali sono gli "ingredienti" della festa?


1. Se vogliamo realmente dare continuità a una tradizione ed esprimere identità, al centro della festa è la Madonna, la Madre di Dio e Madre della Chiesa. Perciò non vorremo solo evocare identità senza concretezza di gesti. E i gesti sono quelli della fede, di uomini e donne che, nell'attuale contesto multiculturale e multireligioso, scelgono di vivere la Messa, la gioia del Sacramento della Confessione, scelte di fraternità a partire dal modo con cui si pensa e prepara la gioia della festa. Così, nella trasparenza di uno stile deciso e mite, sereno e propositivo, potremo condividere con tutti i cittadini la domanda “di che godono costoro?”.


2. Alcuni appuntamenti della festa hanno lo scopo di suscitare l'incontro con l'esperienza della gioia.

In particolare

◆ Venerdì 25 scorso, presso la sala Manzotti alla Pro Desio, il curatore della mostra Azir, l'impronta di Dio. Un monastero nel cuore della Siria ci ha introdotto a conoscere una testimonianza di fede in un contesto turbolento permettendoci di visitare con frutto la mostra stessa allestita all'ex bar de "Il Centro".

La mostra presenta la vicenda di alcune monache trappiste provenienti dall'abbazia di Valserena (PI) che, nel 2005, hanno dato vita a un monastero in Siria. Con fede e perseveranza, le suore si sono insediate a Azer, nel nord del Libano, in una zona abitata da sciiti e sunniti, con l'eccezione di due piccoli villaggi cristiani. Una regione che all'alba del Terzo Millennio era esempio di pacifica convivenza fra genti e religioni diverse. Poi, nel 2011, lo scoppio della guerra che ha provocato devastazioni enormi, infinite morti e l'esodo di milioni di persone; nel 2020 il Covid, quindi un'epidemia di colera nel 2022 e infine, nel febbraio 2023, il terremoto. Eppure, in questo lungo e drammatico periodo, la presenza orante e gratuita delle suore non è mai venuta meno: condividendo il bisogno, hanno continuato ad essere un punto di luce nelle avversità della vita, testimoni credibili e segno di speranza per tutti. Un'esperienza di positività e di bene a cui guardare. La stessa che desideriamo anche per noi.


◆ Venerdì 2 ottobre alle 21 in Basilica la compagnia Splendor del Vero ci coinvolgerà in modo inedito ad incontrare S. Francesco di Assisi nell'ottocentesimo anniversario della sua Pasqua. Il titolo è Non è Francesco?. L'opera esplora l'essenza più profonda e rivoluzionaria del Santo di Assisi, partendo da una domanda fondamentale: “Che cosa sono i servi di Dio, se non i suoi giullari, che devono sollevare il cuore degli uomini e condurlo alla gioia spirituale?”. Attraverso un intreccio di recitazione, danza e note originali, la rappresentazione restituisce il volto di un Francesco capace di trasformare la fede in un gesto vivo di speranza e letizia.


◆ Sabato 3 e domenica 4 grazie alla collaborazione di molti gruppi e associazioni cittadine con i volontari della comunità pastorale e il patrocinio dell'amministrazione Comunale vivremo la festa in piazza, con iniziative solidali, animazione coinvolgente per ragazzi e adulti secondo il programma diffuso.


Al centro della festa sarà la Messa di domenica 4 ottobre alle 11.30 con la presenza delle contrade e della comunità cittadina e il tradizionale appuntamento del Madunin con la Messa delle 18.30 di lunedì 5 ottobre concelebrata dai preti nativi di Desio o che hanno esercitato a Desio il ministero. Presiederà l'Eucarestia il Vicario episcopale Monsignor Michele Elli.


In un tempo di incertezza vivere la festa non è fuga o banalità perché ci riporta alle ragioni della vita e alla riscoperta della gratuità del dono ricevuto e da condividere.


don Mauro