Pasqua, fede e speranza nel tempo della guerra
Padre Francesco Ielpo, custode di Terra Santa che, permettendo la situazione di guerra in Medio Oriente, incontreremo venerdì 17 aprile alle 21 presso la sala congressi del Banco Desio, nel messaggio diffuso in occasione della Pasqua afferma:
«In questa terra, dove ancora oggi sperimentiamo il peso della guerra, della violenza, della paura e dell’incertezza, la risurrezione di Cristo non è una parola lontana, ma un fatto concreto che ci chiede di cambiare sguardo: di non lasciarci determinare dal giudizio del mondo, ma di imparare a leggere la storia con gli occhi di Dio».
Qual è il “giudizio del mondo”?
Non è semplice interpretarlo nelle sue motivazioni esplicite e, spesso, neppure nei suoi dettagli. Certamente il “giudizio del mondo” oggi ha il volto della conflittualità esasperata ed esasperante, ha il volto di uomini e donne incentrati a tal punto sul proprio “io” da non avere neppure la minima compassione per chi soffre, fatica e muore. Ha il volto di un’attesa decisamente esagerata nei confronti dello sviluppo tecnologico al punto da accaparrarsi risorse e beni utilizzabili da pochi, alla ricerca di qualche forma di immortalità. Ha il volto di uomini e donne intenzionati a utilizzare il “nome di Dio” per giustificare azioni di violenza e di morte, di uomini e donne consapevoli di mentire al punto da affermare che non c’è verità se non quella che viene ritenuta la propria verità.
In tutto questo e, senza negare il tanto bene che si compie, soprattutto da parte di uomini e donne onesti e laboriosi, qual è il giudizio di Dio?
Con quali occhi Dio legge la storia?
Il Patriarca di Gerusalemme nelle omelie del Triduo Santo ha offerto molti spunti al riguardo. Ne accenno due, invitando a leggere personalmente gli interventi del Cardinal Pierbattista Pizzaballa:
1 Nel giorno di Pasqua, commentando il Vangelo dove si narra dell’incontro tra il Risorto e Maria di Magdala afferma:
«Ecco la prima provocazione pasquale, qui, nel luogo più santo e più fragile della nostra memoria: Dio non si lascia possedere. Il Risorto non è dove noi lo avevamo messo. Non è dove le nostre sicurezze lo avevano sistemato. Il Risorto ci precede. Questa è l’idea forte della Pasqua: non siamo noi a custodire Dio; è Dio che libera noi».
2 Nella sera del Giovedì Santo, soffermandosi sulla risposta di Gesù a Pietro (“se non ti lascerai lavare non avrai parte con me”) dice:
«Avere parte con Lui, per noi Chiesa di Terra Santa che viviamo e testimoniamo il Vangelo qui, significa imparare il linguaggio del chinarsi. Chinarsi sulle paure, sulle incomprensioni, sulle fatiche quotidiane di chi rischia di perdere la speranza. Chinarsi senza pretendere di avere soluzioni immediate, ma offrendo una presenza fedele. Forse non possiamo cambiare le grandi dinamiche della storia, ma possiamo decidere se avere parte con Cristo nel suo modo di stare dentro la storia: non sopra, non contro, ma accanto».