Guardare la vita con gli occhi della fede, riconoscendo ogni cosa come dono e vivendo anche le prove nella certezza della risurrezione.

Il tema di tutta la Liturgia è un invito a guardare la vita con gli occhi della fede, dalla parte di Dio.


Tema che spesso fa a pugni con il cosiddetto buon senso.


La pagina di oggi ci presenta Giobbe che è privato di tutto. Ma, dice la Scrittura: “Giobbe si prostrò e disse: nudo uscii dal grembo di mia madre e nudo vi ritornerò. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!”. Per Giobbe tutto è dono gratuito di Dio e dobbiamo accettare anche i suoi disegni spesso misteriosi. Anche Paolo deve scontrarsi con la prova. Dopo la conversione, si dà all'annuncio del Vangelo e questo gli comporta rifiuti, sofferenze, prigione. Ma a Timoteo dice ”Ricordati di Gesù Cristo, risorto dai morti”. Giobbe è una immagine di Gesù, il giusto per eccellenza, provato in tutto, rifiutato dai capi religiosi, incompreso dai suoi intimi, tradito da uno dei Dodici, condannato alla morte di croce ”scandalo per gli ebrei, stoltezza per i pagani“, ma che rimane fedele al Padre: “Nelle tue mani affido il mio spirito”.


Paolo vive la sua prova nella certezza di rievocare in sé il mistero di morte e resurrezione di Gesù: ”Se moriamo con lui, con lui anche vivremo; se perseveriamo, con lui anche regneremo“.


E il Vangelo ci ricorda che Gesù prima della Cena ha lavato i piedi ai suoi apostoli. Ecco, allora, come impostare la nostra vita alla luce della Parola.


Dobbiamo riscoprire che tutto è dono e che anche le prove non sono fini a se stesse, ma momento di purificazione e di riscoperta del Signore. Il nostro vivere il Vangelo, la bella notizia che Dio ci ama, deve essere una testimonianza di gioia anche nei momenti di difficoltà, di prova, perché il Signore è risorto, è con noi. La testimonianza più importante è quella del servizio: la vita è un dono da spendere, dove e come il Signore ci indica.


don Alberto