La festa di Tutti i Santi ci invita a riscoprire la chiamata alla santità nella vita quotidiana, seguendo la strada delle Beatitudini.

Quella di oggi è una festa familiare, perché il motivo del nostro lodare il Signore sono tutti i Santi, tra i quali ci sono i nostri cari in Paradiso. Le Letture ci parlano di loro.


La prima, tratta dall’Apocalisse, ci offre uno spiraglio sul Paradiso. I Santi sono una moltitudine immensa: «sono passati attraverso la grande tribolazione», le prove della vita, e ora sono nella piena comunione con il Signore. Questo ci deve aprire all’ottimismo e alla speranza. Tutti possiamo diventare Santi e tutti abbiamo qualche Santo protettore in cielo.


Il Vangelo ci indica la strada per diventare santi. È la pagina delle Beatitudini, la carta costituzionale del cristianesimo. Sono otto le Beatitudini, ma la più importante è la prima: «Beati i poveri». Le altre sono un’esplicitazione di questa. La povertà per il Vangelo non dipende dal conto in banca, ma dal cuore. Il povero vede tutto, anche la ricchezza, come dono del Signore, ringrazia e condivide con gli altri. Tutto è dono. Se vivessimo le Beatitudini, non ci sarebbero guerre, divisioni e odio. Il ricco, invece, si sente padrone di tutto, senza ringraziare il Signore e senza condividere.


Chi ci aiuta a essere Santi? Gesù stesso, che è il primo a vivere le Beatitudini, sente la sua vita come un dono del Padre ed è con noi perché abbiamo a realizzare la nostra vita.


Crediamo di poter diventare Santi nel quotidiano? Maria Santissima è stata solo una casalinga e badante per la cugina Elisabetta, ma sempre pronta a dire «Eccomi».


Sappiamo scoprire i Santi della porta accanto o li riconosciamo solo dopo la loro morte? Spesso sono incompresi e danno fastidio.


La nostra vita è testimonianza delle Beatitudini, del nostro incontro con il Signore che può renderci Santi?


Ringraziamo il Signore per i Santi che ci ha fatto incontrare e chiediamo di essere Santi anche noi.


don Alberto