Cinquant’anni di sacerdozio vissuti nel “sì” alla chiamata

Domenica 26 aprile, in occasione della festa patronale della parrocchia di San Giorgio, Padre Gianfranco Barbieri ha festeggiato il proprio 50esimo anniversario di sacerdozio, celebrando la Messa delle ore 11. Qui di seguito pubblichiamo integralmente l’omelia pronunciata da Padre Gianfranco.


Ringrazio anzitutto i sacerdoti di questa comunità parrocchiale per l'invito a celebrare il mio 50° di ordinazione sacerdotale nella mia parrocchia di origine. Bello e significativo è pregare e ringraziare con voi il Signore nella celebrazione della festa patronale di San Giorgio.
Dopo ben 50 anni, mi pare di poter dire, anzitutto: “ grazie al Signore che mi ha affidato questo ministero”. Grazie alla mia famiglia, che mi ha educato alla partecipazione della vita della chiesa e permesso di scegliere la mia strada. Ma un grazie particolare debbo dirlo anche alla mia parrocchia e a tutti coloro che, con la loro fede mi hanno aiutato a crescere nell'amicizia e nel servizio al Signore. In questo momento non è possibile ricordarli tutti, lo faccio per alcuni in particolare: i missionari saveriani, il primo parroco Don Roberto, l'officina dei fratelli Caspani, i tanti amici che ritrovavo nel bar della parrocchia. In questi giorni ho ripreso in mano l'album fotografico della mia prima messa; sono andato in cappella e ho fatto passare davanti a me tutti coloro che erano presenti a quella festa: ho pregato e ringraziato Dio per loro.
Vorrei però confidarvi il segreto della mia gioia di prete. Nella mia vita sacerdotale ho sempre lasciato che siano stati altri a chiamarmi, raramente ho scelto io di farlo. Infatti, io sognavo di diventare missionario in terra di missione, ma le condizioni della mia famiglia non me lo permisero, per cui il rettore del seminario di Venegono mi propose di farlo qui; risposi: “sì”.
Intento a prepararmi per lavorare in oratorio, il superiore del seminario mi obbligò a proseguire gli studi accademici, risposi di “sì”. Al termine del secondo ciclo di studi per la licenza, pensavo di potermi dedicare alla predicazione, ma mi fu chiesto di presentare la mia tesi al concorso per nuovi studi ecclesiastici, e vincendolo fui chiamato a far parte di un gruppo di ricercatori dell'Università Cattolica, risposi ancora una volta con il mio “sì”. Il Card. Martini venendo a Milano ci indicò nuovi orizzonti della missione popolare. Non eravamo pronti, ma il mio superiore mi chiese di studiare e di accogliere quella richiesta: risposi ancora :”sì”.
Nacquero così i Gruppi di Ascolto e le relative scuole di formazione. Dopo pochi anni all'Ufficio catechistico della Cei, mi chiesero di partecipare al gruppo di esperti di pastorale biblica, risposi ancora “sì” ed incominciai a recarmi in quasi tutte le regioni d'Italia a portare il nostro metodo dei Gruppi di Ascolto, tra veloci puntate in aereo e in treno. Tutto questo per ben 23 anni. Essendo responsabile di Radiomissione, l'arcivescovo mi chiese di dare una mano a don Mario nella programmazione di Radio Mater, non riuscii a rifiutare.
Ecco, mi pare che il segreto della gioia e della bellezza di essere e fare il prete sia racchiuso in questa disponibilità a lasciarmi condurre per mano dagli avvenimenti e da chi li guidava dall'alto per me. Certo, tutto questo mi ha costretto lontano dalla mia San Giorgio, anche se l'ho sempre portata nel cuore.
Sì. Intensa, bella e gratificante può essere la vita di un prete, come quella di ogni vocazione, a patto che abbia il sapore della gratitudine e non si riduca a rincorrere solo progetti personali, ma rimanga docile e fedele nell'accogliere quelle strade che traccia il Signore per lui.