La misericordia che rigenera
La denominazione di questa domenica, penultima dopo l'Epifania, ci ricorda che sta concludendosi il tempo dell'Epifania del Signore e ci avviciniamo al periodo forte della Quaresima.
La liturgia ci prepara richiamandoci a scoprire la realtà del peccato che abbiamo in noi, ma soprattutto la misericordia del Signore che perdona e può cambiare anche i cuori più induriti. Di qui il sottotitolo: domenica della divina clemenza.
Il brano di Vangelo è un gioiello a questo riguardo: ci mostra tutta la delicatezza, la bontà, la passione di Gesù per la salvezza della peccatrice. Un comportamento che è sembrato fin troppo buono, tanto che in alcuni manoscritti antichi manca. Lo notava già S. Agostino: al rigorismo morale della comunità di quei tempi, Gesù contrappone l'accoglienza ed il perdono.
Non sminuisce la gravità del peccato, ma invita chi accusa la donna a rientrare in sè per riscoprire le proprie debolezze e fa sentire all'accusata che è amata, premessa per non cadere più nel peccato.
Anche ai nostri tempi una scena simile susciterebbe reazioni diverse: chi invocherebbe la lapidazione (e purtroppo in alcuni paesi c'è ancora questa barbara usanza), altri si scandalizzerebbero, scomunicando chi ha sbagliato, anche se, magari, loro avrebbero fatto di peggio.
L'imitazione del comportamento di Gesù farebbe nascere accuse di buonismo.
Gesù è il vero interprete della legge, che non schiaccia l’uomo, ma lo aiuta a vivere.
La prima legge in assoluto è il perdono, che può rigenerare una persona.
Ripetiamo la preghiera del profeta Baruc tutte le volte che ci accostiamo al sacramento della Riconciliazione, un momento non di giudizio, ma un incontro che ci fa riscoprire tutte le nostre debolezze e l'amore misericordioso del Signore.
Prepariamoci, dunque, alla Quaresima: sia un vero tempo di conversione.