Il segno di Cana: gioia rinnovata e Chiesa viva

La liturgia di oggi ci presenta il primo miracolo di Gesù, che Giovanni chiama segno, cioè gesto che rimanda a una realtà più profonda. Racconta di un matrimonio salvato, nella sua gioia, da Gesù. Oltre al racconto in sé (Gesù che toglie di impiccio i due sposi), c'è il significato biblico del vino, che è segno di gioia. All’acqua delle fredde giare di una vita monotona, alla routine di un amore che non ha più nulla da dire, al cuore freddo di pietra, Gesù porta la forza dell'amore che dà sorriso e gioia.


Si tratta di un miracolo operato per la mediazione di Maria.


Nell'insistenza di Maria, Gesù vede la volontà del Padre e opera il miracolo.


Nel suo disegno d'amore Gesù ha voluto con sè la Mamma: Maria è presente nel presepe, qui al primo miracolo e ai piedi della croce! Il suo compito è, come dice il Vangelo di oggi, di ricordarci che dobbiamo fare quanto Egli ci dirà, nella certezza che quanto ci chiede di fare si realizzerà.


Oggi la Chiesa deve essere segno della presenza di Gesù nel mondo. I miracoli di Gesù si devono ripetere oggi nella vita della Chiesa. La vita cristiana vissuta con coerenza, anche se con difficoltà e sbagli, è un miracolo vivente, è segno che il Signore è presente nella sua Chiesa.


Siamo anche nell’ottava di preghiera per l'unità dei cristiani: una Chiesa che tende all'unità, che si impegna nell'ecumenismo, è un miracolo, in un mondo che trova mille motivi per dividersi e disgregarsi.


Pensando all'atteggiamento di Maria, l'attenzione agli altri, in un mondo sempre più chiuso e diffidente, è un miracolo che non può lasciare indifferenti.


Domandiamo al Signore che ci doni il suo Spirito che è l'anima della Chiesa, e di aiutarci ad essere segno vivente del suo amore nel mondo vivendo in pienezza il Sacramento del Matrimonio, nel superare invidie e divisioni, nell'attenzione agli altri, chiedendo l'intercessione di Maria, sua e nostra mamma.


don Alberto