Il Tempio, la Chiesa e la vedova del Vangelo: tre immagini che invitano a riscoprire la presenza di Dio, la comunione ecclesiale e un amore totale per il Signore.
La figura del Tempio ricorre nella Letture di questa domenica. La prima propone la preghiera di Salomone nel giorno della Dedicazione del Tempio. Nella seconda, Paolo riprende l’immagine frequente nel Nuovo Testamento della Chiesa Tempio vivente. Il Vangelo ci riporta di fronte al Tempio: Gesù fa notare l’offerta della vedova, fatta di pochi spiccioli, ma più ricca agli occhi del Signore di tante altre.
Il Tempio è richiamo per la nostra vita.
La bellissima preghiera di Salomone ci aiuta a riscoprire il senso e il valore del nostro tempio, della nostra chiesa. Non è Dio che ha bisogno di una casa, ma è l’uomo che ha bisogno di segni e Dio accondiscende a questa esigenza, accetta di avere un luogo consacrato tra le nostre case e assicura una presenza particolare in esso. Gesù continua questa disponibilità e, con l’Eucarestia nel Tabernacolo, assicura una presenza molto più vicina rispetto a quanto
lo fosse nell’Arca del primo Testamento.
Dovremmo riscoprire questa presenza con il rispetto, il decoro, il silenzio e trovare qualche momento per una visita in chiesa durante la settimana. Nella seconda Lettura Paolo usa due immagini: quella del Corpo in cui Cristo è il capo,
noi le membra e lo Spirito è l’anima e quella del Tempio. Su questo fondamento ciascuno costruisce la sua parte, il suo pezzo che non può mai distaccarsi né dalla pietra angolare, né dagli altri, se non vuole rovinare tutto.
Ci viene in aiuto l’episodio del Vangelo: Dio non guarda alle apparenze, ma il cuore. La vedova, povera, ha un amore più grande di quanti gettano le loro ricche offerte; le monetine sono tutto quello che ha, gli altri danno il superfluo.
L’amore verso il Signore esige radicalità, totalità, non mezze misure.
Chiediamo al Signore di ricordarci della sua presenza in mezzo a noi, le nostre responsabilità nel costruire la Chiesa e l’amore vero della vedova.