Le beatitudini non esaltano la miseria né condannano il benessere, ma rivelano dove il cuore ripone la sua fiducia: in Dio o nelle proprie sicurezze.
Il Vangelo di oggi racconta le beatitudini e apre la predicazione di Gesù in Luca con quattro benedizioni e quattro maledizioni.
Questa pagina è un esempio di come il Vangelo è difficile da capire bene, in modo particolare la beatitudine della povertà e la maledizione della ricchezza che riassumono in un certo senso tutte le altre. In un momento come il nostro, in cui la crisi economica colpisce tante famiglie, sembra- no frasi fuori del mondo le prime e cattive le seconde.
Gesù lega al tipo di risposta che diamo la nostra gioia (beatitudine) o la nostra infelicità (guai). Ora, chi è il ricco e chi è il povero? Lo possiamo capire tenendo presente tutto il pensiero e il comportamento di Gesù che, come sempre, completa l'Antico Testamento.
Una cosa è chiarissima nel Vangelo: ricco e povero non si distinguono per gli averi che si posseggono o non si hanno, ma, come sempre nel Vangelo, la discriminante tra ricco e povero sta nel cuore. Il ricco è uno che pone la sua fiducia nei suoi beni (ricchezze, amici, posizione sociale): Dio, se esiste, è un di più, un soprammobile da spolverare la domenica o un giudice da tenere buono. Dando credito alle cose e accorgendosi che sono fragili e instabili, avendo paura di perderle, il ricco si aggrappa ad esse, diventandone schiavo.
Il povero, invece, è uno che pone la sua fiducia in Dio: le cose sono tutte dono Suo, date per realizzare il Suo progetto d'amore; le persone sono riflesso dell'amore di Dio, da amare; la Natura è il primo libro che parla di Dio, è da usare sempre con rispetto; la Storia è lo spiegarsi di un disegno misterioso di Dio, che riesce a superare egoismi e cattiverie. Il povero è, quindi, un uomo veramente libero da tante pastoie. È fiducioso anche nelle difficoltà, capace di testimoniare che Dio appaga il suo cuore, veramente beato.