Dall’amore creatore di Dio alla chiamata ad amare senza confini
Nelle domeniche dopo Pentecoste, la Prima Lettura ci fa meditare sulla storia della salvezza, su quanto Dio ha fatto e continua a fare per noi uomini. La costante che ritroviamo è da una parte l’amore gratuito e fedele di Dio e dall’altra l’indifferenza e il rifiuto dell’uomo. Quest’oggi ci viene presentato il primo atto di questo amore, la creazione con un’attenzione particolare all’uomo.
L’uomo è creato ad immagine e somiglianza di Dio, custode ed usufruttuario del creato. A lui Dio concede in particolare il dono del discernimento per pensare e scegliere tra il bene e il male, per scoprire la grandezza e l’amore di Dio, in particolare nella legge di vita, criterio ultimo delle azioni.
Ma l’uomo non ha capito questo amore e lo ha rifiutato: è il senso della Seconda Lettura, dalla Lettera ai Romani di S. Paolo. Gli uomini, rifiutando Dio, da sapienti sono diventati del loro cuore depravato: da qui cattiveria, corruzione, invidia. C'è un repertorio di vizi di ogni genere.
L’invito di Gesù è quello di tornare a riscoprire l’amore del Padre, che riguarda tutti, anche i nemici, per i quali almeno pregare.
Dobbiamo fare un serio esame di coscienza. Innanzitutto: crediamo all’amore di Dio, sempre e in ogni circostanza? La nostra vita morale è in questa linea di amore o è piuttosto un’osservanza fredda di comandamenti con la paura del castigo? Sappiamo condividere gratuitamente con tutti questo amore senza limiti e senza confini? Amiamo gli altri come noi stessi, ringraziamo per i doni ricevuti e sappiamo chiedere perdono?
Gesù ci ricorda che l’amore è dono di Dio e lo si può vivere solo se rimaniamo uniti a Lui nella preghiera, nell’ascolto della Parola, nell’Eucarestia. Sia così per ognuno di noi.