Il direttore di Caritas Ambrosiana Don Paolo Selmi, nella serata del 10 febbraio al Centro , ci ha parlato dello stile del volontario e di ogni cristiano

Don Paolo arriva e ci chiede subito se entrando ci siamo salutati uno con l'altro: si vede subito che ha uno stile molto spigliato e coinvolgente, non è venuto a fare una lezione, ma a ragionare con noi. Poi ci chiede di dividerci in gruppi e, con in mano un brano di Vangelo, confrontarci sullo stile e le parole di Gesù quando incontra l'altro, il povero, il malato, la peccatrice. 


Per il volontario cristiano, ci dice, il vangelo deve essere il punto di partenza, ogni giorno quel libro deve dire qualcosa alla mia vita. Nei Vangeli Gesù racconta il volto di Dio che parla ad ognuno di noi e che per prima cosa ci chiede di metterci in discussione, di guardarsi dentro con uno sguardo nuovo. Dai suoi gesti e dalle sue parole impariamo l'atteggiamento da tenere verso ogni fratello: diventa importante anche il modo con cui accogliamo e salutiamo, una stretta di mano e un sorriso dicono il modo con cui si riconosce l'altro, perché ognuno va riconosciuto per quello che è, con tutti i suoi limiti e i suoi difetti.


L'ascolto dell'altro è un altro momento fondamentale per il cristiano: qual'è il modo con cui ascoltiamo? Facciamo capire all'altro che quello che dice ci interessa? Spesso invece quando ascoltiamo diamo segni di insofferenza, come a dire “so già quello che mi stai dicendo, falla breve, non ho molto tempo...”. Il linguaggio del corpo dice molto e l'altro sarà più portato ad aprirsi quando capisce che lo stai ascoltando non solo con le orecchie, ma anche con il cuore.


Non giudicare dice Gesù, ma quanti pregiudizi ci sorgono spontanei se chi incontro magari non si presenta con i canoni standard che ho in testa. O se penso, come i farisei, che la legge venga prima dell'uomo, se magari pensiamo che chi sbaglia deve essere rinchiuso in una gabbia e buttarne via la chiave, la punizione per il colpevole deve essere esemplare...Gesù ci parla di perdono, di misericordia, di compatire e mi chiede se prima di giudicare l'altro mi sono guardato dentro e per primo ho chiesto scusa per le mie miserie.


Gesù ci invita ad abbassarci, a metterci sullo stesso piano dell'altro, senza interporre barriere o gradini da scalare. Solo così posso scoprire il vero volto dell'altro: egli non è solo un problema da risolvere o un pacco da consegnare, ma prima di tutto qualcuno con una sua dignità, con una parola e un pensiero che mi dice qualcosa. Il rapporto e lo stare con l'altro mi aiuta a crescere nella mia dimensione di uomo e di fratello di ogni altro uomo/donna.


Gesù ci insegna a prendere posizione, a non stare in disparte, ma a schierarsi, a metterci la faccia: da che parte sto sulle questioni del mondo? sulla pace, la guerra, la giustizia, la convivenza, la solitudine, l'ecologia... Far parte del mondo allora significa far entrare il mondo nel nostro respiro quotidiano e in quello della Chiesa di cui siamo parte. 


Vito Bellofatto