La Parola di Dio è un seme da accogliere con cuore aperto, capace di trasformare la vita e portare frutto.
Il brano di Vangelo di questa domenica fa parte del discorso di Matteo sulle parabole del Regno. Con brevi racconti Gesù spiega il mistero del Regno di Dio.
Tema centrale, che lega le letture, è la Parola di Dio, che sta alla sorgente del Regno. Nella Lettura è presentata come pioggia che irrora la terra, nel Vangelo come seme che fruttifica.
Nella parabola di oggi la Parola è vista da due prospettive: dalla parte di chi l'annuncia (il seminatore) e dai frutti che produce.
Dalla prima prospettiva appare evidente che è un seminare abbondante, ma infruttuoso: il seminatore dovrebbe stare più attento Ma la parabola ci ricorda che nel Regno di Dio non vi è lavoro inutile, sprecato.
Deve essere calcolato, cauto, previdente. Il seminatore deve gettare tutto il seme, senza risparmio e senza distinzione di terreni.
Riguardo ai frutti, la Liturgia esige un clima di silenzio, di raccoglimento: se siamo strada (sinonimo di distrazione, di chiacchiere, di superficialità) la Parola non può attecchire. Per essere fruttuosa, richiede la disponibilità a cambiare.
La Parola è comprensibile solo per chi ha fatto una scelta: comprendere non è solo questione di intelligenza, ma di cuore disponibile a convertirsi, a voler cambiare fino in fondo. I sassi, le spine sono l'immagine di chi si lascia prendere da un momento di entusiasmo o da qualche pio sentimento, ma non ha la volontà di mettersi in discussione in tutto.
La Parola dovrebbe essere il metro per il nostro giudizio sulla vita, sulla società, sul mondo.
Dovremmo leggere il giornale con un animo immerso nella Parola di Dio, ricordandoci che la Parola è un dono che impegna.
Chiediamo al Signore che la sua Parola trovi sempre un cuore disponibile e mettiamo tra i nostri impegni la lettura e l'ascolto della Parola.