Il perdono che guarisce e ridona vita
Il miracolo del Vangelo oggi (il paralitico guarito) è certamente tra quelli che si ricordano più facilmente, sia per l'audacia degli accompagnatori del paralitico che arrivano fino a scoperchiare il tetto per portare il malato davanti a Gesù, sia per l'atteggiamento di Gesù che a chi gli chiede la guarigione fisica dà innanzitutto il perdono dei peccati. Il tema del perdono è quello che domina tutta la Liturgia di oggi.
Il brano della Lettura segue il racconto del peccato di Nona domenica dopo Pentecoste Davide. Il profeta Natan, con una parabola, gli fa scoprire la gravità del suo peccato, ma nello stesso tempo riconosce il pentimento di Davide e il perdono del Signore.
Questa volontà di perdono diventa una Persona in Gesù che potremmo definire "Il Perdono fatto uomo". Più volte Gesù ricorda che questa è la sua missione: "Non sono venuto per condannare, ma per salvare; non sono venuto per i sani, ma per i malati". Il perdono di Gesù non è solo un dimenticare, ma un rinnovare, ricreare la persona: la samaritana da donna dai facili costumi diventa una missionaria del Vangelo; Zaccheo da usuraio diventa un onesto altruista; l'adultera è resa capace di un amore vero.
Dovremmo anche noi dire come i personaggi del Vangelo "non abbiamo mai visto nulla di simile" e riscoprire la gratuità e la grandezza del perdono di Gesù.
Gesù ha voluto che questo perdono sensibile e rinnovatore non fosse limitato alla sua vita terrena, ma continuasse per tutti i tempi. Ha deciso che la sua Chiesa fosse il luogo in cui questo perdono giungesse all'uomo, in particolare attraverso il sacramento della Riconciliazione: Gesù si è servito di uomini, scelti da Lui, che visibilmente donassero il suo perdono.
Anche questo perdono rinnova, ci toglie dalla paralisi del peccato e ci dà la voglia del malato di camminare. Proviamo questa settimana a ripetere l'invocazione del Salmo responsoriale: "Ridonami, o Signore, la gioia del Perdono" e chiediamo al Signore di farci capire e gustare il perdono che continuamente ci dona.