Dalla creazione al peccato, la fedeltà di Dio non viene mai meno.

Abbiamo iniziato il periodo liturgico più lungo, quello dopo Pentecoste, diviso in due parti: prima e dopo il martirio di Giovanni Battista.

In queste domeniche, nella prima Lettura ripercorreremo la Storia della salvezza, il rivelarsi dell’amore di Dio verso le sue creature, in particolare verso l’uomo.

La prima Lettura di oggi ci riporta il primo atto dell’amore di Dio, la creazione del mondo.

Nella mente di Dio, il vertice della creazione è l’uomo a cui tutto è finalizzato. L’uomo è immagine di Dio, viene collocato in un giardino, l’Eden, caratterizzato dalla ricchezza di acqua e vegetazione: è il Paradiso Terrestre. Sarà padrone di tutto, dei frutti di tutti gli alberi, ma non di quello dell’albero della conoscenza del bene e del male. Deve fidarsi di Lui che sa veramente che cosa è bene e cosa è male.

Noi non siamo i padroni del creato, ma usufruttuari. Non possiamo distruggerlo o sfruttarlo selvaggiamente. E’ un dono di cui aver cura. L’ecologia è un dovere per il cristiano, esprime l’amore verso i nostri figli e nipoti che devono poter godere di questo dono.

All’albero della conoscenza del bene e del male è legato l’albero della vita: se ci si allontana da Dio, il nostro destino è la morte. Sappiamo che purtroppo l’uomo non si è fidato di Dio dall’inizio e lungo tutta la storia, come nota Giovanni nel Vangelo: la luce, Gesù, è venuto nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce.

Prima di essere infrazione di una legge, il peccato è mancanza di fiducia, di amore al Signore. Eppure, Dio non si offende, non rifiuta l’uomo: già nel racconto del peccato originale c’è il primo annuncio di salvezza.

Noi siamo tutti poveri peccatori (non per nulla la S. Messa inizia con la richiesta di perdono) ma non dobbiamo scoraggiarci perché l’amore di Dio e il Suo perdono sono molto più grandi.

don Alberto