Dall’ascolto nasce la fede: aprire gli occhi del cuore per riconoscere e testimoniare Cristo.
La prima lettura ci riporta ai momenti di preghiera di Mosè che, dopo l'ascolto del Signore, era raggiante in volto. Il nostro pregare, come per Mosè, è innanzitutto un ascoltare? Il nostro stare con il Signore ci rende più capaci di testimoniare il suo amore? L'attenzione è richiamata dal Vangelo che, nel miracolo della guarigione del cieco, indica tre atteggiamenti che si possono avere verso Gesù: gli incontri con Lui, secondo Giovanni, richiedono una presa di posizione, non possono lasciare indifferenti.
C'è chi rifiuta Gesù: sono i farisei.
Gesù non può essere da Dio perché ha fatto il miracolo di sabato; con Lui rifiutano tutti quelli che credono in Lui.
C'è chi non fa una scelta: sono i genitori del cieco e la folla che assiste. È gente che non si sbilancia e sta dalla parte del più forte.
C'è, infine, chi l'accoglie: il cieco che è disponibile a tutto, aperto a conoscere Gesù; la sua fede diventa sempre più profonda e coraggiosa. Anche oggi c'è chi rifiuta esplicitamente Cristo. Oppure lo si accetta, ma si rifiuta la Chiesa, dimenticando che la Chiesa è Cristo oggi.
A volte il nostro cristianesimo è di facciata, ma il cuore è su altri binari, si ha perfino paura ad esporsi. Infine (spero che tutti siamo in questa linea) c'è chi crede sul serio. Anche per il cieco non c'è subito una fede chiara: è una ricerca continua, sempre più profonda in cui il protagonista è il Signore che apre gli occhi, fa prendere coscienza. Occorre umiltà, riconoscere di essere ciechi.
L'incontro con il Signore può avvenire in molti modi diversi: una persona, un libro, un avvenimento gioioso o doloroso.
Noi a chi assomigliamo? Al farisei, ai genitori del cieco o al cieco, disponibile a scoprire quanto il Signore fa per lui, coraggioso nel testimoniare la sua fede?
Chiediamo al Signore di aprirci gli occhi del cuore per credere sempre più in Lui, così da annunciarlo agli altri.