Una meditazione sul Vangelo del figlio prodigo e sulla misericordia che genera fraternità.
Giovedì 26 febbraio la comunità si è raccolta attorno alla Parola di Dio per vivere un intenso momento di preghiera dedicato al tema del perdono. Al centro dell’incontro, illuminato dal canto e dalla preghiera del Salmo 50 — “Purificami, Signore, sarò più bianco della neve” — è stata posta la parabola evangelica del Padre misericordioso, narrata nel Vangelo secondo Luca (Lc 15,11-32).
Il perdono che nasce dall’iniziativa di Dio
La meditazione ha guidato i fedeli a rileggere la parabola non solo come il racconto del ritorno del figlio minore, ma soprattutto come la rivelazione del cuore del Padre. È Dio infatti a prendere l’iniziativa: vede il figlio da lontano, si commuove, corre incontro, abbraccia e restituisce dignità.
I gesti del padre raccontano un amore che non umilia, ma rialza; non giudica, ma restituisce libertà. Il figlio non torna servo: viene nuovamente riconosciuto figlio. Il perdono non è una concessione, ma una rinascita.
Due figli, un solo amore
La parabola presenta due atteggiamenti umani sempre attuali.
Il figlio minore rappresenta chi si allontana pensando di trovare libertà lontano dal padre, ma scopre la propria fragilità. Il suo ritorno nasce dal bisogno, ma diventa esperienza di misericordia.
Il figlio maggiore, invece, è l’immagine di chi resta fedele esteriormente ma fatica a comprendere la gioia del perdono. Anche lui viene cercato dal padre, che esce di casa per invitarlo alla festa: nessuno è escluso dall’amore di Dio.
La gioia di Dio
Un elemento centrale della meditazione è stata l’insistenza sulla festa. Il Vangelo ripete più volte l’invito a rallegrarsi: ciò che rende felice Dio è il ritorno dell’uomo alla vita.
La gioia divina nasce quando:
- ci lasciamo perdonare,
- riconosciamo il nostro bisogno di misericordia,
- impariamo a perdonare gli altri.
Il perdono diventa così la via concreta per costruire fraternità e comunione autentica.
Misericordia che trasforma la vita
La riflessione ha sottolineato come la fraternità cristiana non sia frutto di semplice sforzo umano, ma dono dello Spirito Santo. Solo un cuore rinnovato può passare dall’egoismo all’amore, dalla ricerca di sé al servizio degli altri.
Il cammino del perdono richiede tempo, conversione e purificazione interiore, ma conduce alla pace del cuore. La testimonianza condivisa durante l’incontro ha mostrato come il sacramento della riconciliazione possa diventare esperienza concreta di guarigione e liberazione dall’odio.
Un cammino sempre aperto
La preghiera comunitaria finale ha ricordato una verità essenziale: Dio ci ama sempre per primo. Ogni nostro ritorno è preceduto dal suo amore.
Questa consapevolezza diventa invito a vivere il Vangelo ogni giorno, accogliendo gli altri così come Cristo ha accolto ciascuno di noi.
Il tempo di silenzio, i canti e la preghiera comune hanno concluso l’incontro affidando alla vita quotidiana ciò che la Parola ha seminato: diventare testimoni di luce attraverso il perdono ricevuto e donato.