2 febbraio 2026
Lunedì 2 febbraio scorso, festa della Presentazione di Gesùal Tempio e giornata Mondiale per la Vita consacrata, la Messa delle ore 18.30 in Basilica ha visto la presenza dei consacrati e consacrate che vivono la missione in città.
Con i padri Saveriani hanno concelebrato la Messa alcuni dei preti della comunità pastorale alla presenza delle Ancelle della Carità con la responsabile Madre Gabriella, alcune delle Ausiliarie diocesane e altri consacrati e consacrate.
Il Prevosto ha ringraziato per la testimonianza di vita consacrata così significativa e ha invitato a pregare ed educare a scelte di generosa dedizione a Gesù, luce per illuminare i popoli.
Padre Giuseppe Dovigo, Saveriano, ha proposto l'omelia che viene riportata qui sotto.
Carissimi fratelli e sorelle, celebriamo oggi la Presentazione del Signore al Tempio, una festa ricca di significati che ci invita a riflettere sulla nostra fede e sulla nostra vocazione.
1. È la Festa dell'Incontro
Ad accogliere Gesù nel tempio non sono persone importanti o rumorose, ma due figure umili e silenziose, che da lungo tempo vivevano nell’attesa: l’anziano Simeone e la profetessa Anna. Un uomo e una donna, diversi per storia, ma accomunati da una fede profonda, nutrita dalla preghiera assidua e dall’ascolto fedele della Parola di Dio.
L'evangelista Luca, parlando di Simeone, cita per tre volte lo Spirito Santo: è lo Spirito che lo guida, lo conforta, gli promette la salvezza. La vita di preghiera appare cos? come una dimensione fondamentale: l’intimità con lo Spirito illumina il cammino, istruisce il cuore, dona consolazione e speranza.
Simeone, pur avvertendo la stanchezza e lo scoraggiamento dell'attesa, non si arrende. Quella mattina, come sempre, esce di casa e si reca al tempio. L? vede una giovane coppia con un bambino, Maria e Giuseppe, semplici, discreti. Poiché il suo cuore è abitato dallo Spirito Santo, Simeone comprende immediatamente. Si avvicina, prende il bambino tra le braccia e, colmo di gratitudine, eleva la sua preghiera: ?Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza: luce per rivelarti alle genti?.
In quel neonato, fragile e silenzioso, Simeone riconosce l'Emmanuele, il compimento della promessa. La sua vita, segnata dall’attesa, trova senso in un incontro che dura pochi istanti, ma che illumina tutto. Che il Signore conceda anche a noi questi “minuti” di fede contemplativa: minuti capaci di dare significato a un’intera esistenza e di aprirci al mistero di Dio.
La celebrazione di oggi è, in modo speciale per noi consacrati e consacrate, un invito a rinnovare l'incontro con Gesù, ad accoglierlo nuovamente nelle nostre braccia e nella nostra vita. Papa Benedetto XVI ci ricordava che il cristianesimo non ? anzitutto un insieme di norme, ma l’incontro con una Persona. Essere cristiani è una storia d’amore.
Tuttavia, può accadere di scivolare nel formalismo, nell’abitudine, in una fede vissuta pi? per dovere che per amore. L'entusiasmo si spegne, la fede si indebolisce, e subentra quella che Papa Francesco chiama la psicologia della tomba: una tristezza che toglie slancio e speranza.
Non ci manchi mai la gioia! Come Simeone, abbiamo bisogno di lasciarci nuovamente guidare dallo Spirito, di rincontrare Gesù, di riscoprire la felicità dell’incontro per testimoniare con rinnovata forza la gioia del Vangelo nel mondo di oggi. Come Francesco d’Assisi, ricordando 800 anni dalla sua morte, che era sempre allegro, lieto, di buon umore; “cos? pieno di casta gioia da sembrare un uomo nuovo, un uomo di un altro mondo”.
2. È la Festa del Dono e dell'Offerta
La festa dell’incontro si unisce alla festa del dono e dell’offerta. Gesù ? il dono pi? grande che Dio fa all’umanità. Maria e Giuseppe lo presentano al tempio offrendo ciò che è semplice e povero: un paio di tortore.
Questa festa richiama anche il dono dello Spirito ricevuto, il carisma della vocazione religiosa, e ci invita a rinnovare la nostra offerta: mettere la nostra vita a servizio del Vangelo e dei fratelli, attraverso i consigli evangelici, che rendono visibile lo stile di vita di Gesù e ricordano che Dio ? il centro e il fine di tutto. È un invito a riscoprire la bellezza del nostro "sì".
3. È la Festa della Luce e della Missione
Infine, la presentazione di Gesù ci ricorda che Egli ? luce per illuminare le genti e missione per tutti. I ceri che portiamo sono un segno eloquente: la cera si consuma nella fiamma e proprio cos? diffonde la luce. Anche noi siamo chiamati a lasciarci consumare dall’amore di Dio per diventare luce. Non una Chiesa ripiegata su sè stessa, ma una Chiesa aperta, capace di attrarre e di annunciare il Vangelo con la testimonianza della vita. Vita consacrata, come presenza silenziosa e instancabile dove la dignità è ferita e la fede provata, come scrive suor Simona, prefetta del Dicastero per gli istituti di vita consacrata
La festa della Presentazione del Signore è la gioia di amare la nostra vocazione: incontro con Gesù, dono dello Spirito, offerta di s?, luce e missione per il mondo.
Rinnoviamo, oggi, l’amore alla nostra vocazione per essere donne e uomini un segno profetico e per essere uomini donne un seme di pace soprattutto là dove l’umanità è divisa ed è sofferente.