II Domenica dopo l'Epifania
Parlare della nascita di un bambino ci obbliga a conoscere i genitori e la famiglia.
La festa di oggi, dopo il S. Natale, ci fa meditare sulla famiglia di Gesù, modello di ogni famiglia.
La famiglia non sta vivendo un momento facile: l'instabilità affettiva nella coppia, il salto generazionale velocissimo che rende più difficile il rapporto genitori-figli, le preoccupazioni economiche e la difficoltà ad avere un lavoro sicuro la mettono alla prova. È una realtà, quindi, da promuovere e da difendere in tutti i modi.
Perché Dio ha voluto la famiglia come istituzione naturale per ogni bambino e anche per suo Figlio?
Perché la prima conoscenza di un bambino fosse quella di un amore gratuito, totale, disinteressato, capace di perdonare.
Un'esperienza che sia l'immagine più bella della sua natura che è Amore e collaborasse nel compito più grande e più bello di trasmettere la vita.
Quando la nostra famiglia assomiglia a quella di Nazareth, rispecchia il disegno di Dio?
Paolo, nella seconda lettura, ricorda quali sono i sentimenti che devono regnare in una famiglia cristiana: "tenerezza, bontà, umiltà, mansuetudine, perdono"... Ci dà una regola di vita, perché queste virtù sono innanzitutto dono del
Signore: "La Parola di Cristo abiti tra voi; rendete grazie al Signore; tutto avvenga nel nome del Signore“.
La lettura del Siracide, poi, ci ricorda il dovere di riconoscenza e di gratitudine verso chi ci ha dato la vita. Perché questo si possa realizzare, ci deve essere da parte di tutti la ricerca del disegno di Dio su ciascuno e la disponibilità ad attuarlo.
Preghiamo insieme per le nostre famiglie, chiedendo l'intercessione della Santa Famiglia di Nazareth perché l'amore tra i coniugi sia immagine vivente del suo amore per la Chiesa e sia aiuto nell'educazione come Maria e Giuseppe hanno fatto con Gesù.