LE ULTIME SETTE PAROLE
DI CRISTO IN CROCE
Concerto di meditazione Quaresimale
Flauto: Antonella Benatti, Alessandro Monga
Soprano:

musiche di Enrico Balestreri

CORO CITTÀ DI DESIO

Dir. Enrico Balestreri

Antonio Lotti (1666 – 1740) Crucifixus mottetto 8 v.d.

Crucifixus etiam pro nobis

sub Pontio Pilato,

passus et sepultus est.

 

Fu crocifisso per noi

sotto Ponzio Pilato,

morì e fu sepolto.

 

Pater, dimitte illis, non enim sciunt, quid faciunt” *

Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno (Lc 23,34)

 Gli spettatori aspettavano ansiosi la sua prima parola. I suoi carnefici aspettavano le sue grida, come avevano fatto tutti coloro che erano stati appesi alla croce prima di Lui; i carnefici di Gesù si aspettavano di udire un grido, ma certo non quel tipo di grido che di fatto udirono: Anche gli scribi e i farisei si aspettavano delle grida ed erano sicuri che Gesù, che aveva predicato l’amore verso i propri nemici e di fare del bene a chi ci odia, avrebbe dimenticato questo suo vangelo quando gli sarebbero stati forati le mani e i piedi. Essi pensavano che la terribile e straziante sofferenza avrebbe disperso al vento la forza d’animo che Gesù avrebbe potuto darsi per salvare le apparenze. Tutti, insomma, si aspettavano di sentirlo gridare ma nessuno , ad eccezione dei tre ai piedi della croce, pensava di ascoltare quel grido. Come quegli alberi profumati che lasciano il loro profumo sulla scure che li abbatte, così il grande cuore appeso all’albero dell’amore esalò dal più profondo di se stesso non un grido, ma una preghiera. La soave, dolce, umile preghiera del perdono: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.

J. S. Bach (1685 – 1750) Herzlich thut mich verlangen corale

Wenn ich einmal soll scheiden,

so scheide nicht von mir!

Wenn ich den Tod soll leiden,

so tritt du dann herfür!

Wenn mir am aller bängsten

wird umdas Herze sein.

So reiss mich aus den Ängsten

kraft deiner Angst und Pein!

Quando lascerò questa vita,

Tu non mi abbandonare!

Quando la morte verrà,

stammi vicino!

Quando il mio cuore

sarà sopraffatto dall’angoscia,

strappami dalla paura

e dal tormento

Amen dico tibi: hodie mecum eris in paradiso” *

Oggi sarai con me nel paradiso (Lc 23,43)

Secondo una leggenda, durante la fuga in Egitto per sfuggire all’ira di Erode, Giuseppe e Maria con il fanciullo divino si fermarono in una sperduta locanda. La Vergine Madre chiese alla padrona della locanda dell’acqua per lavare il bambino. La donna allora le chiese di poter bagnare il proprio figlioletto, che era lebbroso, con l’acqua in cui aveva lavato Gesù.

Appena il piccolo lebbroso toccò l’acqua che era stata battezzata dalla presenza divina, fu guarito. Il piccolo crebbe, ma divenne un ladro. Il suo nome era Dimas e fu crocifisso a lato del Signore. Dimas vede una croce, ma l’adora come un trono; vede un condannato a morte, ma lo invoca come un re: “Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno. ”Era l’ultima preghiera di un ladro, e forse anche la prima

L. Molfino (1916 – 2012) Victimae paschali laudes

Victimae paschali laudes

immolent christiani.

Agnus redemit oves,

Christus innocens Patri

reconciliavit peccatores.

Mors et vita duello conflixere mirando,

dux vitae, mortuus, regnat vivus.

Dic nobis Maria: quid vidisti in via?”

Sepulcrum Christi viventis

et gloriam vidi resurgentis.

Angelicos testes, sudarium et vestes.

Surrexit Christus spes mea,

precedet suos in Galilaeam”.

Scimus Christum surrexisse a mortui vere,

Tu nobis, victor Rex, miserere,

Amen.

Alla vittima pasquale

cristiani offrite il sacrificio di lode.

L’Agnello ha redento il suo gregge,

Cristo ha riconciliato i peccatori

col Padre.

Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello.

Il Signore della Vita era morto; ora è vivo e trionfa.

Raccontaci Maria: che hai visto sulla via?”

La tomba di Cristo vivente

la gloria di Cristo risorto.

Gli angeli Suoi testimoni, il sudario e le sue vesti.

Cristo mia speranza è risorto

e vi precede in Galilea.”

Si, ne siamo certi Cristo è davvero risorto.

Tu, Re vittorioso, portaci la Tua salvezza.

Amen.

Mulier, ecce filius tuus, et tu, ecce mater tua!” *

Donna, ecco tuo figlio (Gv 19, 26-27)

Un angelo luminoso lasciò il grande Trono della Luce e discese sulle pianure di Esdrelon e, ignorate le figlie dei grandi regni e imperi, discese lì dove si trovava un’umile vergine in preghiera e le disse:”Salve piena di grazia!” Questa era la prima annunciazione. “Donna!”. Era la seconda annunciazione! L’ora oscura della notte, la stanza silenziosa e la preghiera estatica l’avevano condotta fino al Calvario, dove il cielo si era trasformato in tenebra e il figlio moriva appeso a una croce. “Ecco tuo figlio!” Era la seconda natività. Maria aveva dato alla luce il suo primogenito senza dolori di parto, nella grotta di Betlemme; adesso dà alla luce il suo secondogenito, Giovanni, tra i dolori del Calvario. Ora possimo capire perché Gesù fu chiamato suo primogenito. Non perché Maria avrebbe avuto altri figli secondo la carne e il sangue, ma perché avrebbe partorito altri figli attraverso le doglie del suo cuore.

 Kodàly Zoltàn (1882-1964) StabatMater


Stabat Mater dolorósa
iuxta crucem lacrimósa,
dum pendébat Fílius.

Cuius ánimam geméntem
contristátam et doléntem
pertransívit gládius.

Christe, cum sit hinc exíre,
da per Matrem me veníre
ad palmam victóriæ.

Quando corpus moriétur,
fac, ut ánimae donétur
paradísi glória.

La Madre addolorata stava
in lacrime presso la Croce
mentre pendeva il Figlio.

E il suo animo gemente,
contristato e dolente
era trafitto da una spada.

Cristo, quando mi chiamerai
la tua Madre sia la mia difesa,
la tua croce sia la mia vittoria; 

E quando il mio corpo morirà
fa’ che all’anima sia data
la gloria del Paradiso.

Elì, Elì, lemà sabactàni” *

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Mt 27,46; Mc 15,34)

Quando il Signore pronunciò la quarta parola dalla croce, si fece buio su tutta la terra: Si pensa comunemente che la natura rimanga indifferente al dolore dell’uomo. Una nazione può morire di fame , eppure il sole e le stelle continuano a volteggiare sui campi inariditi. L’uomo può levarsi contro suo fratello in una guerra fratricida e trasformare i campi di fiore in sangue, ma un uccello, scampato al fuoco e al furore della battaglia, canta la sua dolce melodia di pace. Ora, però il sole si rifiuta di brillare sulla tragedia della crocifissione! Forse per la prima e ultima volta, la luce che governa il giorno si spegne come una candela, sebbene, secondo le previsioni umane, avrebbe dovuto continuare a brillare. La ragione di tutto questo sta nel fatto che, davanti a quell’atto supremo dell’iniquità dell’uomo, cioè l’uccisione del Creatore della natura, la stessa natura non poteva rimanere indifferente.

F. Mendelssohn Bartoldy (1809 – 1847) Herr, nun lassest du

Herr, nun lässest du, deinen Diener in Frieden fahren,

Wie du verheissen hast

Denn mein Auge hat deinen Heiland gesehen

Den du bereitet hast vor allen Völkern

Dass er ein Licht sei den Heiden

und zu Preis und Ehre deines Volkes Israel.

Ehre sei dem Vater, und dem Sohne, und dem Heiligen Geist,

wie es war zu Anfang, jetzt und immerdar, und von Ewigkeit zu Ewigkeit. Amen.

Signore, lascia che il tuo servo vada in pace

Secondo la tua parola.

Perché i miei occhi hanno visto il Salvatore

Che tu hai portato davanti a noi tutti

Affinché fosse luce per gli infedeli

E gloria ed onore del tuo popolo Israele.

Sia gloria al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo,

Ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen

Cantico di Simeone Lc 2, 29-32

Sitio” *

Ho sete (Gv 19, 28)

Lui, Dio fatto uomo, che aveva lanciato le stelle nelle orbite dell’universo e le sfere celesti nello spazio, che “appese la terra come un ciondolo al suo polso”, dalle cui dita rotolarono i pianeti e i mondi; che disse: “Mio è il mare e i fiumi che scorrono tra le migliaia di valli e le sorgenti che sgorgano tra le innumerevoli colline”, proprio Lui ora chiede all’uomo dell’acqua! Ma non chiede acqua terrena, bensì un po’ d’amore. Come se dicesse: “Ho sete… d’amore!”. L’ultima parola rivelava la sofferenza dell’uomo senza Dio; questa parola rivela la sofferenza di Dio senza l’uomo.

Ghedini Giorgio Federico (1892-1965) O vos omnes

O vos omnes qui transitis per viam

attendite e videte

si est dolor similis sicut dolor meus.

Attendite universi populi

Et videte

si est dolor similis sicut dolor meus.

O voi tutti che passate per via

prestate attenzione e cercate di vedere

se esiste un dolore simile al mio.

Popoli tutti prestate attenzione

e cercate di vedere

se esiste un dolore simile al mio.

Consummatum est!” *

Tutto è compiuto (Gv 19, 30)

La redenzione era ora completa. Il lavoro che il Padre gli aveva dato era stato compiuto. Così siamo stati comprati e pagati a caro prezzo. Siamo stati riscattati grazie ad una battaglia in cui non furono usate le cinque pietre che servirono a David per uccidere Golia, ma le cinque piaghe, le orribili ferite inflitte sulle mani, sui piedi e nel costato di Gesù; una battaglia in cui non fu usata un’armatura luccicante sotto i raggi del sole di mezzogiorno, ma la carne appesa come uno stendardo rosseggiante sotto un cielo tenebroso; una battaglia il cui grido non era: “schiaccia e uccidi”, ma: “Padre, perdonali”; una battaglia in cui non furono usate punte d’acciaio, ma gocce di sangue; una battaglia in cui il perdente fu colui che uccise il nemico. Ora questa battaglia era terminata.

J. Steiner (1840 – 1901) God so loved the world

God so loved the world,

that he gave his only begotten Son,

that whosoever believeth in him

should not perish, but have everlasting life.

For God sent not his Son into the world to condemn the world; but that the world through him might be saved.

 

Dio ha tanto amato il mondo

da dare il suo Figlio unigenito,

perché chiunque crede in lui non muoia,

ma abbia la vita eterna.

Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per

giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi

per mezzo di lui.

Giovanni 3, 16-17

Pater! In manus tuas commendo spiritum meum” *

Padre, nelle tue mani consegna il mio spirito (Lc 23, 46)

La sesta parola era per il mondo, la settima per il Padre: La sesta parola era un addio al mondo, la settima segna il suo ingresso in paradiso. Come quei grandi pianeti che giungono al termine della loro orbita dopo molto tempo e, iniziando nuovamente il loro percorso, sembrano voler salutare colui che ha loro tracciato il cammino, così Gesù, che era venuto dal cielo, ha ora terminato il suo lavoro, ha cioè completato il suo percorso, e ritornando al Padre, che aveva tracciato il cammino della grande opera redentrice, lo saluta dicendo: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”.

F. Mendelssohn Bartoldy (1809 – 1847) Richte mich, Gott – op. 78 n. 2

Richte mich, Gott,

und führe meine Sache

wider das unheilige Volk

und errette mich

von den falschen und bösen Leuten!

Denn du bist der Gott meiner Stärke:

Warum hast verstoßest du mich?

Warum muss ich so traurig gehen,

wenn mein Feind mich dränget?

Sende dein Licht und deine Wahrheit,

dass sie mich leiten

und bringen zu deinem heiligen Berg

und zu deiner Wohnung,

dass ich hineingehe zum Altar Gottes, zu dem Gott,

der meine Freude und Wonne ist,

und dir, Gott, auf der Harfe danke, mein Gott.

Was betrübst du dich, meine Seele,

und bist so unruhig in mir?

Harre auf Gott; denn ich werde ihm noch danken,

dass er meines Angesichts Hilfe und mein Gott ist.

Fammi giustizia, o Dio,

difendi la mia causa contro gente spietata;
liberami dall’uomo iniquo e fallace.


Tu sei il Dio della mia difesa;
perché mi respingi,

perché triste me ne vado,
oppresso dal nemico?

Manda la tua verità e la tua luce;

siano esse a guidarmi,
mi portino al tuo monte santo e alle tue dimore.
Verrò all’altare di Dio,

al Dio della mia gioia, del mio giubilo.
A te canterò con la cetra, Dio, Dio mio.

Perché ti rattristi, anima mia,
perché su di me gemi?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo,
lui, salvezza del mio volto e mio Dio.

 

Salmo 42

J. Rheimberger (1839 – 1901) Abendlied

Bleib bei uns, denn es will Abend werden,
Und der Tag hat sich geneiget,
O bleib bei uns, denn es will Abend werden
.

Resta con noi, perché si sta facendo sera,
E il giorno volge al termine,
O, resta con noi, perché si sta facendo sera

Testi tratti da “Meditazioni per la Quaresima” di Fulton J. Sheen

* Le musiche dei versetti per soprano e due flauti sono di Enrico Balestreri

L’estratto dalla Passione dei quattro Vangeli è tratto da “La Bibbia di Gerusalemme”

Matteo, 27

45Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. 46Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: Elì, Elì, lemà sabactàni?, che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. 47Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: “Costui chiama Elia”. 48E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere. 49Gli altri dicevano: “Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!”. 50E Gesù, emesso un alto grido, spirò.

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Marco, 15

33Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. 34Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. 35Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: “Ecco, chiama Elia!”. 36Uno corse a inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: “Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce”. 37Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

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Luca, 23

33Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. 34Gesù diceva: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”. Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte.

35Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: “Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto”. 36Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell’aceto, e dicevano: 37“Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”. 38C’era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei.

39Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. 40Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? 41Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. 42E aggiunse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. 43Gli rispose: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”.

44Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. 45Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. 46Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo spirò.

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Giovanni, 19

25Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. 26Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”. 27Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre!”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

28Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: “Ho sete”. 29Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. 30E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: “Tutto è compiuto!”. E, chinato il capo, spirò.

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