Via Crucis – Zona Pastorale V

Desio – 23 marzo 2018

 

Per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi

Un centurione, per riconoscere il Figlio di Dio

 

 

1. L’evento che scuote la terra.

 

L’esito tragico della vicenda di Gesù è circondato di spaventi e di paure, di derisione e banalità, di dolore e di sconcerto.

Secondo il racconto di Marco, l’evento si svolge tra gli scherni dei passanti che interpretano lo strazio e la morte come il fallimento di un progetto politico: il Cristo, il re di Israele scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo. Ma Gesù non ha promosso un progetto politico, La scritta con il motivo della sua condanna diceva: “Il re dei Giudei” (Mc 15,26).

I potenti che hanno trascinato le folle e l’autorità romana a decretare la condanna, secondo i racconti evangelici, sono stati i sommi sacerdoti riuniti nel sinedrio, le autorità religiose del giudaismo e interpretano la morte di Gesù come il fallimento delle sue intenzioni di riforma religiosa. Ma Gesù non ha promosso una riforma religiosa, anche se quelli che lo insultano ricordano e fraintendono le sue parole: “Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso, scendendo dalla croce” (Mc 15,29)

I discepoli che hanno seguito Gesù, convinti dalla sua parola, affascinati dai segni compiuti e introdotti nelle sue confidenze in una speciale amicizia sono stati travolti dalla paura, tutti lo abbandonarono e fuggirono (Mc 14,50). Ma Gesù non aveva intenzione di radunare un gruppo di amici per costruire un angolino confortante in un mondo complicato e tribolato.

Le donne che hanno servito e seguito Gesù quando era in Galilea, che si erano date da fare per un’opera buona, per assistere un uomo buono che passava facendo del bene a coloro che erano troppo provati dalla vita o troppo smarriti se ne stavano lontane a osservare la tragica inutilità del far del bene (cfr Mc 15,40). Ma Gesù non aveva intenzione di dar vita a un’opera buona per assistere i tribolati.

 

2. Ci voleva un centurione.

Ci voleva dunque un centurione per interpretare l’evento e la tragica morte. Il centurione, un uomo dell’istituzione spietata che governava la Giudea, il centurione, un estraneo rispetto alla istituzione religiosa giudaica, il centurione, uno straniero, in un certo senso, avendolo visto spirare in quel modo, disse: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!

Il senso del morire di Gesù, lo scopo della sua missione, la grazia che solo da lui può venire è quindi che si squarci il velo del tempio, che sia rivelata la verità di Dio e a tutti sia indicata la strada per entrare nella comunione con Lui. C’è un solo nome per la nostra salvezza, c’è un una sola direzione per il nostro camminare nella speranza, c’è un solo trafitto al quale tutti possano guardare per essere tutti attirati da colui che è stato innalzato.

La celebrazione della Via crucis è quindi l’occasione per ascoltare l’invito all’essenziale, la proposta di una vita cristiana che non si smarrisce nel generico, che non si accontenta di apprezzare le conseguenze, che cerca invece il cuore del mistero e di questo vive, di questo gioisce, di qui attinge l’ardore per la missione.

Il morire in croce di Gesù mette in discussione le riduzioni del cristianesimo: il cristianesimo non è un progetto politico, per quanto abbia molto da dire a tutti i politici della terra, il cristianesimo non è una organizzazione religiosa, per quanto abbia molto da dire a tutte le organizzazioni religiose, il cristianesimo non è una raccolta di buoni sentimenti, di amicizie e di commozioni, per quanto offra un richiamo costante a purificare le amicizie e i sentimenti, il cristianesimo non è una impresa di buone opere, per quanto offra molti motivi per operare il bene.

Il morire di Gesù rivela che il cristianesimo è Gesù, stare con Gesù, vivere per Gesù, guardare a Gesù, lasciarsi condurre da Gesù nella comunione con il Padre, perché davvero quest’uomo era figlio di Dio!

I figli di Dio che erano dispersi dunque sono riuniti dalla morte di Gesù, dalla Pasqua di Gesù: non basterà un progetto politico per dare volto alla Chiesa dalle genti, non basterà una riforma delle pratiche religiose, non basteranno i buoni sentimenti e i rapporti di amicizia, non basterà darsi da fare per opere buone. Tutto serve, ma tutto sarà precario se non andiamo tutti verso Gesù per vivere di Lui, davvero è il Figlio di Dio!